31/01/12

Italtel, il lento declino

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Già dichiarati 900 esuberi. Nel 2012, 50 lavoratori in cassa.
Nell’agenda del governo, alla ricerca di soluzioni per rilanciare l’economia, c’è una parola cerchiata in rosso: lavoro. Lo sa bene il ministro Elsa Fornero, che non più tardi di qualche settimana fa ha scatenato un putiferio intorno all’articolo 18. Perfino le tre storiche sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil) si sono ritrovate, dopo tanto tempo, d’accordo: i diritti dei lavoratori non si toccano.
E occorrono, anzi, misure urgenti per salvaguardare le aziende in crisi. Come l’Italtel di Settimo Milanese, una delle ultime realtà italiane nelle telecomunicazioni. Ex controllata dallo Stato e protagonista delle storiche centrali a commutazione, ha contribuito in maniera significativa all’infrastruttura della rete Telecom Italia, prima della rivoluzione coincisa con l’avvento di internet e della telefonia mobile.
Da allora, il lento inesorabile declino, col gruppo dirigente incapace d’individuare la strategia per stare al passo con un settore in continua evoluzione.
PAGANO I LAVORATORI. È quello che pensano molti dipendenti, di nuovo alle prese con l’incubo della cassa integrazione. «Paghiamo sempre noi. In anni qui ho perso il conto delle riorganizzazioni, ristrutturazioni, cambi di amministratore delegato. E mai che sia cambiato davvero qualcosa», racconta A.D., 30 anni di Italtel alle spalle.
«Appena qualche mese fa hanno distribuito le variabili-premio (decine di migliaia di euro) ai soliti dirigenti e quadri. Poi salta fuori che sono in difficoltà con le banche e che bisogna mettere altre persone in cassa. Le pare giusto?». Il problema di Italtel è, appunto, il debito. Nella scorsa primavera è stato siglato un accordo, in cui le banche hanno approvato un piano di rifinanziamento, a fronte dell’impegno da parte dell’azienda a garantire utili sufficienti per rientrare dal debito.
CRESCITA FERMA ALLO 0,6%. Nel settembre scorso tuttavia, il margine di crescita rispetto all’anno precedente si è fermato a +0,6%. Troppo poco per le banche, che hanno imposto nuove riduzioni di costi. E questa pratica si è tradotta soprattutto in tagli al personale: altri 500 esuberi dichiarati nel novembre scorso, dopo i 400 del gennaio 2010.
All’inizio del 2012 altre 50 persone in cassa integrazione

Con l’inizio del 2012 altre 50 persone sono finite nel “girone” della cassa integrazione. «Sono distrutta, non me l’aspettavo», spiega T.V. «durante le feste mi ero anche portata a casa del materiale da studiare. Mi avevano detto che sarei partita con un nuovo lavoro, una nuova attività e volevo essere preparata. Poi rientro e trovo questa sorpresa».
E.V., in cassa da pochi giorni, con gli occhi lucidi pieni di rabbia e d’incredulità racconta: «Il giorno in cui sono rientrato, i colleghi con cui avevo lavorato fino a dicembre hanno ricevuto una comunicazione. Facevano parte di un nuovo gruppo di lavoro, con un nuovo responsabile. Tutti quanti, tranne me. Ho passato un’intera settimana così, aspettando novità sulla mia situazione. Poi, la doccia fredda. E non hanno nemmeno saputo spiegarmi il motivo».
ACCORDO SULLA ROTAZIONE. Un accordo sindacale, approvato tramite referendum dai lavoratori, ha ottenuto l’applicazione della cassa integrazione a rotazione. Si tratta in ogni caso di un meccanismo pesante, che prevede tre mesi di lavoro e nove di cassa, coinvolgendo in totale 200 persone. Mentre M.M denuncia: «Si vedono ex consulenti assunti e strapagati, mentre i nostri colleghi rimangono in cassa. Continuo a chiedermi come si faccia a gestire le cose così male».
IN BILICO 2 MILA POSTI DI LAVORO. Tra paura, rabbia e voci di possibili acquirenti (le cinesi Huawei e Zte su tutte), si prova ad andare avanti. Ma c’è la consapevolezza diffusa che, senza nuovi progetti o nuovi investitori, Italtel possa davvero chiudere. E mentre si parla di articolo 18, il Paese rischia di veder sfumare altri 2 mila posti di lavoro.

Lunedì, 30 Gennaio 2012
di Roberto Caravaggi

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