31/01/12

Italtel, il lento declino

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Già dichiarati 900 esuberi. Nel 2012, 50 lavoratori in cassa.
Nell’agenda del governo, alla ricerca di soluzioni per rilanciare l’economia, c’è una parola cerchiata in rosso: lavoro. Lo sa bene il ministro Elsa Fornero, che non più tardi di qualche settimana fa ha scatenato un putiferio intorno all’articolo 18. Perfino le tre storiche sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil) si sono ritrovate, dopo tanto tempo, d’accordo: i diritti dei lavoratori non si toccano.
E occorrono, anzi, misure urgenti per salvaguardare le aziende in crisi. Come l’Italtel di Settimo Milanese, una delle ultime realtà italiane nelle telecomunicazioni. Ex controllata dallo Stato e protagonista delle storiche centrali a commutazione, ha contribuito in maniera significativa all’infrastruttura della rete Telecom Italia, prima della rivoluzione coincisa con l’avvento di internet e della telefonia mobile.
Da allora, il lento inesorabile declino, col gruppo dirigente incapace d’individuare la strategia per stare al passo con un settore in continua evoluzione.
PAGANO I LAVORATORI. È quello che pensano molti dipendenti, di nuovo alle prese con l’incubo della cassa integrazione. «Paghiamo sempre noi. In anni qui ho perso il conto delle riorganizzazioni, ristrutturazioni, cambi di amministratore delegato. E mai che sia cambiato davvero qualcosa», racconta A.D., 30 anni di Italtel alle spalle.
«Appena qualche mese fa hanno distribuito le variabili-premio (decine di migliaia di euro) ai soliti dirigenti e quadri. Poi salta fuori che sono in difficoltà con le banche e che bisogna mettere altre persone in cassa. Le pare giusto?». Il problema di Italtel è, appunto, il debito. Nella scorsa primavera è stato siglato un accordo, in cui le banche hanno approvato un piano di rifinanziamento, a fronte dell’impegno da parte dell’azienda a garantire utili sufficienti per rientrare dal debito.
CRESCITA FERMA ALLO 0,6%. Nel settembre scorso tuttavia, il margine di crescita rispetto all’anno precedente si è fermato a +0,6%. Troppo poco per le banche, che hanno imposto nuove riduzioni di costi. E questa pratica si è tradotta soprattutto in tagli al personale: altri 500 esuberi dichiarati nel novembre scorso, dopo i 400 del gennaio 2010.
All’inizio del 2012 altre 50 persone in cassa integrazione

Con l’inizio del 2012 altre 50 persone sono finite nel “girone” della cassa integrazione. «Sono distrutta, non me l’aspettavo», spiega T.V. «durante le feste mi ero anche portata a casa del materiale da studiare. Mi avevano detto che sarei partita con un nuovo lavoro, una nuova attività e volevo essere preparata. Poi rientro e trovo questa sorpresa».
E.V., in cassa da pochi giorni, con gli occhi lucidi pieni di rabbia e d’incredulità racconta: «Il giorno in cui sono rientrato, i colleghi con cui avevo lavorato fino a dicembre hanno ricevuto una comunicazione. Facevano parte di un nuovo gruppo di lavoro, con un nuovo responsabile. Tutti quanti, tranne me. Ho passato un’intera settimana così, aspettando novità sulla mia situazione. Poi, la doccia fredda. E non hanno nemmeno saputo spiegarmi il motivo».
ACCORDO SULLA ROTAZIONE. Un accordo sindacale, approvato tramite referendum dai lavoratori, ha ottenuto l’applicazione della cassa integrazione a rotazione. Si tratta in ogni caso di un meccanismo pesante, che prevede tre mesi di lavoro e nove di cassa, coinvolgendo in totale 200 persone. Mentre M.M denuncia: «Si vedono ex consulenti assunti e strapagati, mentre i nostri colleghi rimangono in cassa. Continuo a chiedermi come si faccia a gestire le cose così male».
IN BILICO 2 MILA POSTI DI LAVORO. Tra paura, rabbia e voci di possibili acquirenti (le cinesi Huawei e Zte su tutte), si prova ad andare avanti. Ma c’è la consapevolezza diffusa che, senza nuovi progetti o nuovi investitori, Italtel possa davvero chiudere. E mentre si parla di articolo 18, il Paese rischia di veder sfumare altri 2 mila posti di lavoro.

Lunedì, 30 Gennaio 2012
di Roberto Caravaggi

27/01/12

COMUNICATO SINDACALE ITALTEL CARINI

Mercoledì, 25 Gennaio c.a., c’è stato un’ ulteriore incontro alla “Terza Commissione Attività Produttive” dell’ARS, su richiesta della RSU e delle Organizzazioni Sindacali Territoriali.
Alla riunione erano presenti:
- Presidente della Terza Commissione Attività Produttive S. Caputo.
- Vice Presidente Pino Apprendi.
- Capo di Gabinetto L. Pipitone (Assessorato all’Industria).
- Componente della Segreteria G. Territo (Assessorato all’Industria).
- L’Ing. A. Perniciaro (Per Italtel) coadiuvato dall’Ing. D. Lo Bello.
- La RSU tutta e i tre Segretari Provinciali di Fim-Fiom-Uilm.
La RSU e le OO.SS. Territoriali , dopo aver illustrato ai presenti la nuova e pesante situazione Italtel, riguardante in particolare i lavoratori posti in CIGS per l’anno 2012, hanno ribadito che il Protocollo di Intesa siglato dalla Regione Sicilia e dall’Italtel il 25 Ottobre 2011, è una opportunità importantissima alla quale crediamo fortemente.
È stato evidenziato, sia dalle OO.SS. che dall’Azienda, che qualora si giungesse ad una risoluzione in tempi brevi, l’intero comprensorio di Carini ne trarrebbe notevoli vantaggi, sia sui livelli occupazionali che sul rilancio dello stesso.
I dirigenti dell’Assessorato, delegati dall’Ass. Venturi, hanno ribadito il loro impegno per arrivare ad una conclusione positiva,in quanto giudicano il progetto un ottimo lavoro.
Il presidente S. Caputo, ed il Vicepresidente Apprendi, preso atto delle dichiarazioni dell’Assessorato all’Industria, hanno aggiornato la seduta al 15 Febbraio c.a., con l’impegno di coinvolgere l’assessore all’economia, per accelerare i lavori in corso.

Carini, 27 Gennaio 2012

RSU Italtel Carini

ITALTEL – PERICOLI PER I LIVELLI OCCUPAZIONALI Caputo (pdl): “Convocata per mercoledì audizione del Governo per affrontare problematiche occupazionali

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IL BLOG DI SALVINO CAPUTO
Palermo, lì 26 gennaio 2012 “. In un momento in cui si registrano momenti di grave tensione che hanno colpito i comparti dell’agricoltura, della pesca e dei trasporti occorre intervenire per evitare che si possano mettere in pericolo i livelli occupazionali dell’Azienda Italtel di Carini per evitare l’apertura di un altro fronte di crisi per l’industria siciliana”. A dichiararlo è Salvino Caputo,. Parlamentare regionale del Pdl e Presidente la Commissione Legislativa Attività produttive che, oltre ad avere presentato un’interrogazione parlamentare, ha convocato per mercoledì l’audizione del Governo per affrontare le problematiche dei lavoratori dell’Azienda Italtel di Carini. “Occorrono investimenti - ha continuato Caputo – per avviare un percorso di sviluppo economico ed industriale della Sicilia in modo da incoraggiare e dare fiducia alle aziende che, altrimenti, si vedono costrette a scelte che mettono a serio rischio i nostri livelli di occupazione”.

25/01/12

Ars, audizione del governo su problematiche Italtel Carini

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“Occorrono investimenti per avviare un percorso di sviluppo economico ed industriale della Sicilia e aiutare la zona industriale di Carini.” Lo ha affermato il parlamentare Salvino Caputo, presidente della Commissione Attività Produttive all’Ars a margine dell’audizione del governo che ha affrontato le problematiche dei lavoratori Italtel di Carini.

Italtel: intesa sul decollo del Centro di Ricerca

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25 gennaio 2012 - Garanzie sul decollo del centro di ricerca per reti di nuova generazione che darebbe respiro alla crisi in corso all’Italtel di Carini. Le hanno chieste oggi Fiom, Fim e Uilm di Palermo alla Regione, durante un incontro in commissione Attività produttive.

Secondo il contratto di programma già definito, la Regione dovrebbe partecipare con 9 milioni di euro all’investimento da 30 milioni per l’apertura del centro di innovazione tecnologica nel sito di Carini, di cui 21 milioni a carico dell’azienda.

”Il protocollo d’intesa siglato il 25 ottobre non ha ancora avuto fino a oggi nessun seguito – dichiara il rappresentante Fiom Cgil Palermo Francesco Piastra – Oggi abbiamo ricevuto l’assicurazione che da parte dell’assessore e della giunta Lombardo c’è l’intenzione di procedere all’approvazione del progetto. Ma ancora non esistono certezze sul finanziamento nè sugli atti amministrativi necessari. Questo ci preoccupa: se i tempi si dilatano, il progetto sulle nuove tecnologie rischia di diventare obsoleto”.

I 210 dipendenti di Italtel lavorano con l’orario ridotto previsto dai contratti di solidarietà. E 28 sono in cassa integrazione. ”La riunione è stata aggiornata al 15 febbraio, alla presenza dell’assessore Gaetano Armao – aggiunge Piastra – Come Fiom abbiamo sollevato la necessità di intervenire in maniera organica sulla crisi che sta investendo l’area industriale di Carini. Nei prossimi giorni concorderemo alla Regione l’apertura di un tavolo ministeriale per l’area Carini con l’attivazione di misure di sostegno”.

24/01/12

Il Quarto Capitalismo parte per la caccia...

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AFFARI & FINANZA

Il 2012 sarà un anno di grandi operazioni trai pesi medi dell’economia italiana. L’obiettivo per tutti è la liquidità e le risorse per crescere. e se nomi come Esselunga, Impregilo, Italtel sono tra le prede, quelli di Buzzi, Pizzarotti, Campari figurano trai compratori … Il 2012 sarà per l’Italia l’anno delle fusioni e delle acquisizioni. Dopo un 2011 avaro nel campo del merger and acquisition (nei primi nove mesi si contano meno di 200 operazioni) a fare da volano a questo nuovo ciclo sarà la necessità delle aziende di reperire liquidità. Se le banche non aprono la borsa, infatti, le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, dovranno approvvigionarsi altrove. In questo quadro gli accorpamenti Costituiscono uno strumento adatto al recupero d’efficienza. A cominciare dall’opportunità di fare cassa vendendo i cespiti non strategici, eliminando le strutture ridondanti, cedendo gli immobili inutili al business. A disegnare questo scenario è uno studio de La Compagnia Finanziaria, la merchant bank guidata da Stefano Di Tommaso e partecipata da Banca Intesa. “Quest’anno, dopo un periodo distasi - spiega Di Tommaso - riprenderanno fusioni e acquisizioni. Finora si è sempre pensato agli M&A come a quel tipo di operazioni per cui una grande azienda ne compra una più piccola per crescere in nuovi mercati e acquisire nuovi clienti, prodotti o brevetti. Non sarà più così. O meglio lo sarà in misura minore. Il driver di questo nuovo ciclo sarà soprattutto la necessità di approvvigionarsi di liquidità”. La ricerca de La Compagnia Finanziaria distingue fra le Pmi, o meglio fra le imprese fino a 100 milioni di ricavi e quelle maggiori. “Le Pmi sono spesso indebitate, le banche non concedono il credito e il capitalismo delle famiglie si trova messo in un angolo - spiega Di Tommaso - La soluzione? Utilizzare le fusioni per recuperare volumi produttivi, efficienza e redditività oltre alla capacità di investimento”. E’ dunque ìn questa cornice che va inserita la nuova ondata di M&A senza dimenticare da una parte che ogni settore ha le sue specificità. E dall’altra che la ricerca individua le due categorie delle potenziali ‘prede” e delle aziende, invece, che potrebbero diventare “predatori”. Fra questi ultimi sono in prima fila i colossi cinesi che, spiega l’ad de La Compagnia Finanziaria “hanno in mano centinaia di dossier riferibili a società italiane”. Ma non mancano piccoli “campioni” italiani da Diasorin (Biotech) a Paglieri (cosmetici) da Kartell nel design a Esprinet e Buongiorno nell’hitech e Manutencoop nei servizi. Emblematico il caso della moda e del lusso contrassegnati dalla necessità di effettuare rilevanti investimenti nei canali distributivi enel marchio. Ed è proprio questo il motivo di fondo che spiega la recente acquisizione di Brioni da parte del colosso francese PPR. “Brioni è un caso da manuale: ottimo prodotto e brand riconosciuto - osserva Di Tommaso - ma senza le risorse per una distribuzione globale degna del suo nome”. Riguardo al futuro la ricerca punta il dito su due predatori potenziali piccoli ma con le risorse finanziarie per farcela: Dama (marchio Paul &Shark) e Corneliani. Quanto alle “prede” potenziali, a parte Cavalli da tempo sul mercato, lo studio cita nomi noti come Versace e Loro Piana oltre ad Aeffe (marchio Alberta Ferretti) e Conte of Florence. Anche per loro ci vorrebbero maggiori risorse per dotarsi di un’adeguata rete distributiva. Certo, non è detto che le prede potenziali diventino tali. Anche se ci sono tutte le condizioni affinché ciò avvenga. E’ il caso di Esselunga, troppo piccola per un mercato competitivo come quello della grande distribuzione. Un’impresa la cui autonomia è difesa ormai solo dall’anziano patron Bernardo Caprotti. Mentre appare più probabile che nel nell’ICT, un settore “che necessita già da oggi”, recita la ricerca, “di rilevantissimi investimenti tecnologici per i quali si richiederanno ulteriori concentrazioni industriali” si faccia sotto un compratore per aziende come Italtel o Infracom ancora alla ricerca di una credibile strategia di business. Stesso discorso per la logistica dove si richiedono “integrazioni di filiera e aggregazioni internazionali per contrastare la caduta dei margini e la minor disponibilità di finanza”.Due le “prede” individuate: Fagioli (240,5 milioni di ricavi nel 2009) e Fratelli Elia (125 milioni). Mentre Zobele Holding (insetticidi e prodotti per la casa) non ha una struttura finanziaria in grado di supportare la crescita. Due comparti strettamente collegati dove ci si aspettano parecchie operazioni sono il cemento e le costruzioni. I “predatori” con le carte in regola (buona liquidità, margini elevati, propensione alla crescita) sono cinque: Astaldi, Bonatti, Pizzarotti e Coop Italia nelle costruzioni; Buzzi Unicem nel cemento. Quanto ai target troviamo in prima fila Impregilo in cerca di un nuovo equilibrio dopo l’uscita di Ligresti. Mentre la RDB di Piacenza, uno dei maggiori produttori italiani di prefabbricati (201 milioni di fatturato nel 2009) dopo una lunga crisi è passata da pochi giorni sotto il controllo del gruppo Sacci (cemento) controllato da Augusto Federici. Riguardo alle infrastrutture spicca il caso di Snam Rete Gas, un colosso che dovrebbe essere coinvolto dalle liberalizzazioni Un discorso a parte è quello dell’alimentare dove spicca un gruppo di agguerriti predatori. A cominciare da Campari che ha dalla sua non solo il marchio e le risorse finanziarie ma anche una rete distributiva globale. Fra i compratori potenziali individuati da Di Tommaso troviamo inoltre La Doria (conserve alimentari) Rovagnati e Grandi Salumifici Italiani. Mentre fra i target spiccano Riso Scotti, troppo piccola per competere in un mondo globale e Molino Alimonti coinvolto nella crisi del comparto molitorio.
Autore: Giorgio Lonardi

NUOVE REGOLE. Crisi economica e Ict, è l'ora della politica

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L'Ict risente fortemente della crisi economica, soprattutto nel settori dell'elettronica e delle Tlc. Serve un'iniziativa guidata da chi ha le maggiori responsabilità di governo del Paese, per attivare le competenze e la voglia di fare che ancora ci sono

Ict e crisi: parlo sulla scorta delle riflessioni accumulate nel corso degli ultimi anni, anche grazie all’esperienza maturata nell’attività di direzione dell’Unità di Gestione delle Vertenze (Ugv) della Struttura per le crisi d’impresa del ministero dello Sviluppo economico. L’Ugv ha per compito la gestione di tavoli di confronto che interessano, tra le altre, molte imprese della complessa filiera dell’Ict.

Quindi, le mie considerazioni, lungi dall’essere esaustive sono certamente il frutto di una “osservazione” ampia della realtà che ci interessa.

Nel corso degli ultimi anni il quadro va degradandosi sempre più. Le eccellenze della microelettronica sono isolate. Il manifatturiero dell’elettronica sopravvive solo in alcune aziende capaci di crearsi una nicchia di elevata tecnologia. Il grosso del segmento è in gravissima difficoltà, per molte aziende il futuro oscilla tra la chiusura e il “rifugio” in qualche procedura concorsuale.

Poco diverso è il quadro dei grandi sistemisti di Tlc. Il loro manifatturiero, dopo il grande outplacement degli anni ‘90, è rimasto del tutto marginale: Alcatel ha un accordo globale con Flextronic e le ultime produzioni italiane sono del tutto marginali, per Nsn la dismissione definitiva è stata annunciata poche settimane fa e anche per Ericsson si prospetta una soluzione analoga a quella di Alcatel, con probabili conseguenze su quel che ancora resta di manifatturiero. Italtel da tempo ha dismesso la produzione di apparati hardware (hw).

Il guaio è che, dopo le attività manifatturiere, stanno riducendosi anche le attività di R&D e di sviluppo prodotto e sistemi. La riorganizzazione mondiale dei grandi gruppi sta relegando il nostro Paese ad un ruolo assolutamente marginale e quel poco di italiano che ancora esiste (Italtel), naviga in acque perigliose. Se dovessimo allargare l’orizzonte anche ai cosiddetti installatori-sistemisti (Sielte e Sirti per citare i maggiori) le conclusioni purtroppo sarebbero le medesime. Ciò a cui si assiste è una crescente marginalizzazione dell’intera filiera. A tutto questo si sta contrapponendo ben poco. Sicuramente non gli investimenti dei gestori e nemmeno quelli pubblici, che pure si fanno e tutto sommato non sono poca cosa. Il guaio è che, anche di fronte ad una significativa ripresa degli investimenti, non si assisterebbe al rilancio delle aziende perché ciò che sta accadendo è la ri-dislocazione mondiale dei fattori strategici da cui l’Italia è per gran parte esclusa.

Allo stesso tempo, a questo trend, non si stanno contrapponendo i gruppi dirigenti che dimostrano una crescente marginalizzazione nella formulazione degli indirizzi strategici. Nel board delle principali imprese multinazionali, i manager italiani sono assenti e le eccezioni confermano solo la regola; spesso i ceo delle unità italiane hanno compiti puramente di natura commerciale per aree e prodotti limitati e quasi mai sono key account di grandi clienti. Infine, manca una strategia-Paese che cerchi di ricostruire obiettivi e alleanze necessarie per raggiungerli.

Quale possibile conclusione? Ho detto all’inizio che la mia osservazione della filiera è certamente parziale e attenta ai punti di crisi più che a quelli di crescita e sviluppo.

Detto ciò, non ho dubbi che occorra mettere mano rapidamente ad una iniziativa “politica” se ancora si vuole che l’Italia non esca definitivamente dal novero delle nazioni con una industria delle Tlc degna di questo nome. In questo caso “politica” non significa “pubblica”, ma sta a sottolineare che gli attori sulla scena non sanno più quale parte recitare, sono smarriti e in qualche caso sono diventati afasici. C’è necessità di una iniziativa guidata da chi ha le maggiori responsabilità di governo del Paese, per attivare le competenze e la voglia di fare che ancora ci sono. Gli strumenti e le risorse economiche non mancano per dare corpo al progetto.

*dirigente del ministero per lo Sviluppo economico

23 gennaio 2012
di Giampietro Castano

21/01/12

COMUNICATO SINDACALE FIOM

COMUNICATO SINDACALE ITALTEL CARINI

Il 17 gennaio 2011 si apriva una nuova pagina nella vita dell’Italtel: un accordo sindacale abbastanza sofferto sanciva il rientro di lavoratori a fronte dell’utilizzo di vari strumenti quali il CDS , l’insourcing di attività IT etc… In quell’accordo si chiedeva ancora un grosso sacrificio ai lavoratori con la revisione di alcuni trattamenti economici-normativi, nonché un contributo al servizio mensa.
Ad un anno esatto da quella data , 17 gennaio 2012, l’azienda attraverso una mail, ha consegnato alla RSU l’elenco delle 12 persone messe in CIGS a Carini, su un totale di 50.
Nell’accordo siglato il 5 gennaio 2011 al MiSE, si legge che “le eventuali fuoriuscite di lavoratori collocati in CIGS andranno a ridurre il numero dei lavoratori sospesi”. Oggi siamo di fronte ad un comportamento esattamente opposto a quanto dichiarato e sottofirmato anche dall’ Italtel.
Infatti le 8 persone, già in CIGS, che sono andate via il 23 dicembre 2011 non hanno portato nessuna riduzione dei numeri delle persone da sospendere con il nuovo accordo del 14 dicembre 2011. Ci chiediamo e chiediamo all’azienda se fossero andati via 100 lavoratori, cosa avrebbe fatto? Applicando questa logica, che non condividiamo, quale situazione si sarebbe determinata?
Ma entrando nel merito, a parte il fatto che le proporzioni fra i singoli siti non sono state rispettate, contrariamente a quanto dichiarato da Pileri, qual è stato il criterio di individuazione dei lavoratori da sospendere in CIGS? Non certo quello delle esigenze tecniche e produttive.
Questi lavoratori, avevano un’attività pianificata che stavano portando avanti; parecchi di essi, circa il 70% appartenevano alla Software factory, quell’area che per l’ex AD De Julio, rappresentava la mission per Carini. Sono lavoratori che hanno lavorato bene, con grande impegno, portando all’unità di appartenenza, ottimi risultati, come da budget.
L’azienda, come al solito, ha scelto la strada più semplice, trattando le persone come fossero numeri.
9 lavoratori su 12 sono ex cassintegrati, rientrati “definitivamente” a Gennaio e ad Aprile 2011, e di questi 4 lavoratori entrati ad ottobre 2010.
Come leggere questo dato? Per queste persone ci sarà una possibilità di appello? E’ naturale chiedersi “Ma questi lavoratori saranno segnati per sempre?”, a prescindere dall’impegno e dalle organizzazioni aziendali.
Fanno parte di un bacino dal quale attingere in modo indiscriminato, ogni qualvolta una crisi investe l’azienda?
Questo ragionamento non può assolutamente essere legittimato!
Una delle cose più tristi è pensare che in assenza di una strategia industriale non ci saranno organizzazioni che tengono, e il sacrificio dei lavoratori verrà vanificato.
E’ una situazione difficile da reggere ancora per molto tempo. I lavoratori hanno dato e continuano a pagare; a noi pare che il management aziendale ancora non ha chiara la strada da seguire. La “strategia” non può essere quella dei tagli, o solo quella dell’uso degli ammortizzatori sociali. Italtel deve essere in grado di darsi da subito una vera strategia industriale, capace di invertire la logica attuale per recuperare il ruolo perso negli ultimi anni.
Noi come sindacato e come lavoratori continueremo ad impegnarci per dare il nostro contributo, affinchè questa Azienda (la nostra Azienda) abbia un futuro.

Carini, 18 Gennaio 2012
RSU Italtel Carini

Crisi, 230 tavoli crisi aziendali: in 2012 a rischio 40mila posti

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Coinvolti 300mila lavoratori. "Misure per accesso al credito"
Milano, 1 gen. (TMNews) - Il 2012 si apre in salita per le crisi aziendali che coinvolgono almeno 300mila lavoratori. "Le vertenze attive - spiegano a TM News fonti del Ministero dello Sviluppo economico - sono oltre un centinaio, poi ci sono vertenze che invece hanno una dimensione meno pressante e arriviamo a 230 tavoli". A rischio ci sarebbero tra i 30 e i 40mila posti di lavoro.
I settori più colpiti sono trasporti, tessile e telecomunicazioni, ma anche l'auto viene monitorata da vicino. Al centro delle vertenze grandi gruppi come Fincantieri, Termini Imerese (che di recente è stata risolta) e Irisbus, per citare solo le aziende di cui parla più spesso. "Poi abbiamo le aziende in amministrazione straordinaria - spiegano dal ministero dello Sviluppo economico - che sono altrettanto importanti, alcune con tavoli di vecchia data: sono circa 40 e sono quelle su cui c'è ancora un lavoro importante da fare.
Tra le crisi aziendali più grandi, "c'è la Lucchini di Piombino, un problema grande c'è per AnsaldoBreda, poi c'è la Fincantieri che ora è in cassa integrazione ma nei prossimi due-tre anni vivrà una difficoltà crescente anche per la competitività internazionale, che sta diventando molto pressante". Poi ci sono ancora le difficoltà di Fiat. "Per ora abbiamo un risultato positivo di Pomigliano - sottolinea il responsabile dell'Mse - ma abbiamo una cassa integrazione costante in tutti gli altri stabilimenti. Un problema per quanto riguarda il gruppo Fiat c'è, lo stiamo monitorando, anche se non c'è un tavolo Fiat".
Un altro aspetto da tener presente è "il cronicizzarsi di situazioni di crisi nel Sud. Al Sud ci sono situazioni molto complesse che non tendono a uscire dalle difficoltà. Ci sono situazioni molto compromesse: l'ex polo elettronico di Caserta che è un disastro, oppure il ferroviario come la situazione di Firema e AnsaldoBreda a Caserta e Napoli. Per non parlare delle aziende tessili insediate come prima delocalizzazione dal Nord".
Settore molto difficile è anche quello delle telecomunicazioni. "Alcatel ha annunciato un nuovo taglio di organico pesante, Nokia-Siemens ha ridotto tutte le attività produttive e di ricerca, Italtel è in difficoltà. Questo è uno dei punti di sofferenza più importanti e critici".
Cosa fare per aiutare le aziende in questa fase di crisi? "È doveroso intervenire su tutte le cause. Sicuramente un problema importante per evitare che le aziende che vanno bene muoiano è facilitare l'accesso al credito, maggiore disponibilità finanziaria da parte del sistema creditizio. Migliorare poi i sistemi di pagamento da parte della pubblica amministrazione. In terzo luogo favorire l'internazionalizzazione delle imprese, per le quali Passera sta facendo cose importanti rivolgendosi direttamente ai grandi gruppi internazionali".
Fondamentale inoltre "è una maggiore dimensione d'impresa, perché piccolo non è bello. Abbiamo poco appeal internazionale, poche grandi imprese. Tutte queste cose in potenza ci sono ma adesso bisogna concretizzarle.

AUTORE: REDAZIONE MTV NEWS